Tre archi, sette colli e tante chiese: Petritoli

Attraverso tre archi ogivali ottocenteschi, racchiusi entro due torrioni del XV secolo, si accede al paese antico.

Petritoli, a fondarla, intorno all’anno Mille, su uno dei sette colli che costituiscono l’attuale territorio comunale, sarebbero stati i monaci dell’abbazia di Farfa.

Il castello originario fu ingrandito nel secolo successivo con la creazione del “Borgo Vecchio”, in una via che conserva ancora oggi il suo fascino con i suoi portali in cotto trecenteschi, le nicchie di attacco per i cavalli, i mattoni con iscrizioni medievali e la “porta del morto”, che deve il nome a un usanza medievale di non far uscire la bara dall’ingresso principale ma da una stretta e bassa porticina da tenere sempre chiusa fino al giorno fatale.

Quando arrivi in questo piccolo borgo di appena duemila abitanti, ti rendi da subito conto dell’importanza che conserva nel territorio in cui é collocato.

Siamo in provincia di Fermo, tanti piccoli borghi con tanta voglia di fare e mettere in pratica strategie che possano far vivere e splendere le loro piccole realtà e grandi peculiarità.

E qui, a Petritoli che molte coppie straniere decidono di celebrare il loro matrimonio. Infatti, non é raro che arrivando, anche nei giorni feriali, si possono vedere camminare per le vie del paese, coppie di sposi seguiti da eleganti invitati. Un modo sicuramente originale per dire “si”: scenari incantevoli, autenticità italiana e accoglienza indimenticabile.

Ad accogliere me e Claire è Federico, un uomo che da subito si mostra disponibile a raccontarci Petritoli. Insieme camminiamo e ci fermiamo ad assaporare ogni angolo.

Tavoli all’aperto, davanti a un bar, si assapora la tranquillità del luogo in un tardo pomeriggio di fine settembre. Impossibile non notare il mix di gente seduta, perfettamente integrata con la gente del luogo. Chiacchierano, ridono, gesticolano sorseggiando un buon calice di vino accompagnato da appetizer tipici del luogo. Mi piace osservarli, mi fanno stare bene, mi fanno sentire in un luogo quasi fuori dal tempo, mi fanno sognare!

Un matrimonio si sta celebrando nella terrazza del convento, nessuno nota la nostra curiosità, anche se, la macchina fotografica é ben indirizzata verso altri interessi paesaggistici; non mi sembra corretto fotografare un matrimonio in cui non c’entriamo nulla.

Visitiamo il monastero delle Clarisse, oggi palazzo comunale, realizzato tra Cinque e Seicento e restaurato nella seconda metà del Settecento dall’architetto Pietro Maggi. Tante le curiosità che la nostra guida ci ha illustrato.

Siamo arrivate alla Torre Civica, in una piazza  Rocca addobbata da tavolate per il matrimonio appena celebrato. Con Claire abbiamo deciso di intraprendere l’impresa di salire la scala circolare interna che arriva fino alla cella campanaria e da li ancora più su fino alla sommità, su una terrazza che gira intorno. Da qui, un vero spettacolo, una vista a 360° su tutta la vallata, sui tetti delle case, delle chiese, sulle terrazze vissute, sulle tavolate della piazza sottostante che si sta popolando di ospiti, tanto buon cibo e vino.

Alta 40 metri, la torre non é solo un simbolo scenografico, ma rappresenta il cammino dell’uomo verso il Divino, un’ascesa che unisce terra e cielo. Fu costruita nel 1831 sulle fondamenta di una torre più antica ed é composta da cinque basi diverse: quadrata, rettangolare, ottagonale, circolare e sferica.

Il tour non poteva finire senza essere entrati nel piccolo e meraviglioso gioiello architettonico e culturale del borgo: il Teatro dell’Iride. Il suo nome rappresenta e riflette lo spirito rivoluzionario e idealista dei petritolesi: nella simbologia, l’iride rappresenta libertà, pace e l’armonia tra gli uomini e Dio.

In luoghi come questi, il tempo vola letteralmente e ti rendi conto di quanto ti dispiaccia andartene. Spero che, presto, ci sia la possibilità di tornare per rimanere ad osservare per più tempo certi particolari.

Grazie di vero cuore a Valentina Vagnoni per la celerità con la quale ci ha trovato la guida Federico disponibile ad accompagnarci e Federico che con la sua professionalità, conoscenza e passione ha saputo trasmetterci la vera anima del luogo.

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